Chimica, il Nobel è verde

Cresce l'interesse scientifico per l'alternativa alla chimica fossile

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Il premio Nobel per la Chimica è stato assegnato quest’anno a tre ricercatori statunitensi Frances H. Arnold, George P. Smith e Gregory P. Winter per i loro studi sullo sfruttamento di enzimi e anticorpi per produrre nuovi materiali, farmaci e terapie della salute.

Un successo che l’associazione Chimica Verde Bionet plaude in una nota come riconoscimento del crescente interesse scientifico per l’innovazione economica e ambientale del settore in alternativa alla chimica fossile.

“Il sistema Italia è pronto a dare il suo contributo, a partire dalle numerose competenze nei diversi settori della Chimica Verde maturate in questi ultimi venti anni” si legge nella nota stampa dell’associazione attiva da oltre 10 anni per “la sostituzione di materie prime di sintesi e/o di origine fossile con materie prime vegetali e sul massimo recupero di materia ed energia dai cicli produttivi (economia circolare)”.

“Il valore della bioeconomia Made in Italy – sottolinea la Coldiretti in una nota– è in forte crescita grazie alla biofarmaceutica (5,1 miliardi), alla biochimica (3 miliardi), al biodiesel (0,4 miliardi) e alle altre bioenergie (2,2 miliardi), secondo il rapporto 2018 sulla bioeconomia in Europa”.

La crescita è favorita dalle importanti sinergie che si sono create tra settori industriali fortemente innovativi e l’agricoltura nazionale.

Progetti di Chimica Verde in Italia

Gli ultimi progetti a cui sta lavorando Chimica Verde Bionet, con la collaborazione di Regioni e filiera agricola, riguardano criticità della filiera ortofrutticola, bioraffinerie a partire dai co-prodotti (in lavorazione in Toscana) di 4 colture innovative: canapa, cartamo, lino e camelina.

Coldiretti segnala come ultima esperienza in campo agricolo in ordine di tempo il progetto “GO CARD” Cardo, nato anche per valorizzare i terreni marginali lasciati incolti nel tempo per la mancanza di redditività con una coltura a basso impatto ambientale.

“Il progetto – spiega la Coldiretti – mira a mettere a punto lo sviluppo della filiera innovativa della coltura del cardo usato nei processi di bioraffineria, ma anche per sostenere ed integrare il reddito degli agricoltori nonché per produrre proteine vegetali che possono sostituire la soia utilizzata in zootecnica, favorendo al contempo la riqualificazione ambientale dei territori”.

Una chance, quella offerta dalla chimica verde, che può rivalutare in chiave ambientalmente sostenibile la redditività di terreni marginali e mantenere salda la relazione tra agricoltura (produzione foraggere) e allevamento.

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