Caro pieno, ma quanto mi costi?

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caro-benzinaIl carocarburanti continua a essere un problema di grande attualità nel nostro Paese e sempre più italiani scelgono di abbandonare la propria automobile in favore di mezzi più eco- logici ed eco-nomici. Si tratta di un ulteriore colpo per l’industria petrolifera italiana ormai da anni in crisi. Alla radice del problema c’è, come nel caso del carobolletta, una forte componente fiscale. Dal 2011 a oggi, infatti, la tassazione in Italia ha visto un aumento senza freni che ha “imposto” incrementi di 23 centesimi di euro al litro per la benzina e 26 €cent/l per il diesel.

Secondo il Global Energy architecture performance index 2014 stilato dal World Economic Forum e da Accenture, la tassazione sui carburanti imposta in Italia è tra le più alte al mondo, un fattore penalizzante la crescita economica e lo sviluppo del Paese che risulta, per questi indicatori, al 60° posto nella classifica mondiale. Ma torniamo al nostro pieno: dove vanno i soldi spesi alla pompa?

L’Unione Petrolifera ha provato a scomporre i 50 € spesi per il rifornimento nelle diverse componenti, una sorta di “bolletta” per il pieno auto. Scopriamo, così, che nel caso della benzina dei nostri 50 € solo 16 € coprono effettivamente i costi della materia prima; il resto è diviso tra Iva (9 €), margine lordo (ovvero i costi associati all’erogazione del servizio pari a 4 €) e accisa (21 €). Per il diesel i valori cambiano di poco: i costo della materia sale a 17 €, il margine lordo a 5 €, l’Iva rimane invariata mentre l’accisa scende a 19 €. In sintesi per la benzina paghiamo 30 euro di tasse (“solo” 28 € per il diesel). Non stupisce, quindi, che in un momento di profonda crisi economica e di disoccupazione la domanda di carburanti abbia visto un crollo verticale.

Secondo i dati UP tra il 2004 e il 2013 i volumi di carburante (benzina, diesel e gpl) hanno perso circa 10,2 miliardi di tonnellate di litri. Tra le cause di questo crollo ci sono anche il calo della produzione industriale (-24%) e la crisi del comparto edile, responsabile di un’ampia fetta dei trasporti su gomma, tornato ai livelli di metà anni ’60. Nel resto d’Europa la storia è stata molto diversa. Tra il 2011 e il 2014 il peso della fiscalità sui carburanti nell’area Euro è aumentato dell’1% per la benzina e del 3% per il diesel; nello stesso periodo in Italia gli aumenti sono stati del 7% sulla benzina e del 9% sul diesel. Se dal 2011 la tassazione nel nostro Paese fosse rimasta invariata, oggi pagheremmo la benzina 1,494 €/l (invece di 1,723 €/l) e il diesel 1,364 €/l (contro 1,627 €/l): considerando il serbatoio medio di un’utilitaria (40 litri) stiamo parlando di una differenza di 9,16 € per un pieno di benzina e di 10,42 € per uno di diesel. Quello che stupisce – o sconforta – è che la tassazione ha neutralizzato gli effetti positivi del calo del costo industriale (al netto delle tasse) della materia prima e del cambio favorevole euro/dollaro, annullando i possibili benefici per gli automobilisti e aumentando la spirale a ribasso dei consumi.  

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