Biomasse, il paradosso italiano

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20140122Due anni di attesa per il DM sui “sottoprodotti” che può sbloccare un’intera filiera. Su e7 la battaglia di Fiper

È un paradosso tutto italiano quello relativo al c.d. decreto sui “sottoprodotti”. I gestori degli impianti a biogas e delle reti di teleriscaldamento a biomassa legnosa vergine sono in attesa ormai da circa 2 anni di un provvedimento del Ministero dell’Ambiente che dovrebbe caratterizzare scarti alimentari, potatura del verde urbano, etc. utilizzabili per la produzione di energia. Si tratta di biomasse cui il Mse già riconosce sia la possibilità di impiego per fini energetici che le relative incentivazioni. Tutto in ordine, se non fosse che allo stato attuale alcune di queste biomasse rientrano nell’ambito di applicazione della gestione rifiuti e l’utilizzo per altri scopi è penalmente perseguibile. La Fiper da tempo chiede invano un intervento risolutore.

Siamo veramente amareggiati – spiega il presidente Walter Righini sull’ultimo numero di e7 da queste inutili e dannose lungaggini. Purtroppo sono ben 2 anni che attendiamo il decreto! Questo decreto è di fatto il braccio operativo del DM 6 luglio 2012 che ha segnato un punto di svolta nella politica di incentivazione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili. Infatti, per la prima volta, il legislatore riconosce un bonus sulla tariffa incentivante, se l’operatore utilizza quali biomasse i cosiddetti sottoprodotti che da costo possono diventare risorse. I sottoprodotti identificati nella Tabella 1A del DM rappresentano una vera e propria risorsa per il Sistema Paese; dagli avanzi di ristorazione e dell’industria agroalimentare, alle potature del verde urbano sino agli scarti di lavorazione del legno, il valore economico è stato sinora sottovalutato, perché non esisteva un mercato di riferimento, se non quello dello smaltimento rifiuti”.

Fiper partecipa, insieme ad altre associazioni di settore, da oltre un anno al tavolo di lavoro istituito dalla segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente per definire accuratamente l’iter e le procedure per favorire l’impiego di queste biomasse nel rispetto dell’ambiente e della salute. “Il decreto – aggiunge Righini – sarebbe dovuto uscire negli ultimi mesi del Governo tecnico. Invece, cambiato ministro, cambiati i dirigenti, la bozza è rimasta nel limbo della burocrazia interna al Ministero. Stupisce il ministro Orlando, quando per far fronte all’emergenza legna sulle spiagge della sua Liguria, dichiara di procedere alla messa a punto di un bando per l’impiego di questo materiale a fini energetici, senza sapere – commenta il presidente – o mettendo in secondo piano l’urgenza di emanazione di un decreto che premierebbe la gestione e manutenzione del territorio e l’utilizzo di tale materiale!”.

“Ogni giorno siamo sommersi di chiamate dal Friuli alla Sicilia di amministrazioni di piccoli e medi comuni che, dati i vincoli di bilancio, vorrebbero poter utilizzare ad esempio le potature del verde urbano o dei parchi limitrofi per trasformare un costo di smaltimento in una voce di ricavo”, dice ancora Righini al settimanale di QE.

“Solo sulla partita del verde pubblico, abbiamo stimato molto prudenzialmente che il quantitativo disponibile si attesta intorno ai 3-4 milioni di ton/anno con un costo di smaltimento di circa 180-240 milioni di euro a fronte di un possibile ricavo, in caso di utilizzo energetico, di 80-120 milioni. Il beneficio economico complessivo per l’Amministrazione pubblica Italiana potrebbe aggirarsi tra 240-360 milioni di €/anno. Da quando è stata aumentata la Tares per ristoratori e albergatori, diverse sono state poi le sollecitazioni riguardo la modalità di impiego di questa biomassa a fini energetici proveniente dagli scarti della ristorazione”.

“Il problema di fondo – sottolinea ancora – è che in mancanza di una chiara politica energetica ed ambientale di lungo periodo, ogni Governo si sente legittimato a rimettere in discussione i provvedimenti attuati dal precedente, attuando di fatto una politica “stop and go” che non favorisce gli investimenti. Infine, la pressione di alcune lobby che difendono interessi basati sul mantenere queste biomasse rifiuti (ad es. compostatori o indotto dello smaltimento rifiuti) di certo non favorisce il loro uso virtuoso. Per ultimo, ma non certo per importanza, il nostro sistema burocratico che di fatto blocca ogni nuova iniziativa e sviluppo. Non ci stancheremo mai di ripetere: basta chiacchiere e burocrazia inutile, passiamo a fatti concreti, anche se piccoli”, conclude.

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