Il risparmio medio di emissioni climalteranti che si possono ottenere rispetto alle fonti fossili utilizzando il cippato proveniente da una filiera locale è pari al 95%, una percentuale che corrisponde a 6 ton di CO2 per ogni tonnellata di cippato utilizzato. A dirlo sono i risultati del progetto “Ricacci”, che si inserisce nel contesto del PIF-Progetto Integrato di Filiera “Foglie”, iniziativa volta a promuovere lo sviluppo della filiera dell’energia dal legno dell’area Toscana sud.

Grazie alle informazioni raccolte è stato effettuato il monitoraggio completo dei consumi e delle emissioni fossili in quattro cantieri forestali reali, calcolandone il bilancio emissivo. Le rilevazioni sul campo sono state effettuate da AIEL – Associazione italiana energie agroforestali in collaborazione con il Dipartimento territorio e sistemi agroforestali TESAF dell’Università di Padova.

Il cantiere forestale responsabile del 20% delle emissioni

Dai dati raccolti, relativi ai consumi di combustibile fossile per la produzione e l’utilizzo di cippato di legno dalla pianta fino alla bocca della caldaia, è emerso come il cantiere forestale (abbattimento ed esbosco) all’interno della filiera di produzione sia responsabile di circa il 20% delle emissioni totali. “Il parametro più critico – spiega una nota di AIEL – è il trasporto, che dipende direttamente dalla logistica ovvero dalle distanze fra cantiere, centro di stoccaggio e impianto di utilizzo finale: l’emissione di CO2 imputabile al trasporto varia dal 22% al 52% sul totale delle emissioni”.

Il metodo

La valutazione delle emissioni si è strutturato in diverse fasi: quella nel cantiere forestale, la cippatura e il trasporto. In particolare si è calcolato il parametro Ghg (Green house gas) che valuta il risparmio di emissioni di anidride carbonica equivalente ottenuto impiegando un biocombustibile rispetto al metano, fonte fossile di riferimento.

La certificazione BiomassPlus

Le aziende che hanno preso parte al progetto hanno potutto realizzare una qualificazione della biomassa legnosa tramite la certificazione BiomassPlus (ISO 17225). Lo strumento promette tracciabilità e sostenibilità ambientale in termini di riduzione di emissioni di CO2 all’utente finale.

Analisi di mercato

Nell’ambito dell’iniziativa sono state effettuate anche delle indagini di mercato con l’obiettivo di comprendere come il biocombustibile certificato sarà accolto nel mercato toscano. Dai dati è emerso come “l’acquirente pubblico sia più propenso ad acquistare cippato certificato (61%) rispetto al privato (43%). Entrambi i soggetti hanno indicato la disponibilità a pagare circa il 10% in più per il materiale certificato rispetto a quello non certificato”. Inoltre, spiega AIEL in nota, “il profilo finale del gestore di impianto disponibile all’investimento nel biocombustibile certificato è un ente pubblico con un generatore che alimenta un piccolo impianto di teleriscaldamento di potenza compresa tra i 500kW e 1MW”. 

La piattaforma

E’ in fase di sviluppo un portale web per facilitare la raccolta dei documenti e fornire una guida alle aziende produttrici sulle migliori procedure per la produzione di cippato da legno locale.

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