E’ un quadro fatto di contrasti quello relativo all’atteggiamento delle imprese italiane nei confronti dei danni ambientali. Se da una parte la questione si colloca al quarto posto tra i rischi più sentiti dagli imprenditori, come rileva la V edizione dell’Osservatorio Cineas-Mediobanca sulla diffusione del Risk Management nelle medie imprese italiane; dall’altra solo una piccola parte delle imprese, l’1%, adotta coperture assicurative dedicate, come mostrano i dati del Pool Inquinamento, il consorzio di co-riassicurazione che sviluppa e propone strumenti per la copertura assicurativa dei rischi ambientali.

Le aziende tendono a sottovalutare il rischio ambientale

“Nonostante la normativa e le ingenti sanzioni, le aziende ignorano o tendono a sottovalutare i rischi ambientali – sottolinea in una nota  Lisa Casali, coordinatrice del master Environmental risk assessment and management di Cineas, Consorzio fondato dal Politecnico di Milano nel 1987 e specializzato nella formazione sulla gestione del rischio e del sinistro – tale comportamento può rivelarsi fatale per l’impresa, non solo in termini di immagine ma anche per i costi di ripristino, di bonifica e di risarcimento dei terzi danneggiati a cui sono tenute le imprese che commettono un danno all’ambiente”.

L’obbligo di autodenuncia

Nel caso si verifichi un evento in grado di causare un danno all’ambiente, o ci sia una minaccia imminente in tal senso, le aziende italiane sono obbligate ad autodenunciarsi inviando comunicazione al Comune, alla Provincia, alla Regione e al Prefetto, secondo quanto previsto dall’Art 304 del D. Lgs. 152/2006. Oltre a questo, entro le successive 24 ore, c’è il dovere di attivarsi per limitare l’impatto negativo dell’evento cercando di ripristinare lo stato delle risorse naturali antecedente.

Cosa prevede l’iter

In particolare per cercare di ritornare allo “stato pre-evento dannoso” l’iter prevede la progettazione ed esecuzione di interventi strutturati e mirati. Tra questi ad esempio ci può essere il ripristino del terreno e delle acque. Si tratta di operazioni, richieste dalla normativa, che però, per essere portate a termine, richiedono tempi di intervento molto lunghi, che a volte possono arrivare a diversi decenni. Proprio per questo è fondamentale che l’impresa  sia preparata a far fronte a tali spese e alle conseguenze del danno, tra cui anche la gestione della crisi dal punto di vista reputazionale. Un elemento chiave, vista anche la crescente sensibilità a tali temi da parte dei cittadini così come degli enti e, di conseguenza, dei media.

Entità del danno non proporzionale alle dimensioni dell’azienda

“Bisogna considerare, inoltre, che l’entità del danno non è direttamente proporzionale alle dimensioni dell’azienda – aggiunge Lisa Casali – recentemente ad esempio, una piccola conceria storica del nord Italia, che per anni ha contaminato inconsapevolmente le acque sotterranee, non essendosi mai tutelata, si è vista costretta a chiudere l’attività non riuscendo a far fronte alle ingenti spese di ripristino. Che per un’azienda con un fatturato di un milione di euro, sono arrivate a 820.000 euro”.

Lo specialista del rischio ambientale

Il master Cineas “Environmental risk assessment and management” – organizzato in collaborazione con Pool Inquinamento, con il contributo di Belfor ed ENI, e il patrocinio dell’ANIA – è un percorso  che fornisce gli strumenti e le competenze sia sotto il profilo tecnico, che giuridico e assicurativo, per permettere anche al professionista che non si è mai occupato di queste tematiche, di avere un background completo per gestire al meglio i rischi e gli eventuali sinistri. (www.cineas.it)

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