Anie Energia: “La ripresa è vicina”

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pannelli-solari-fotovoltaiciSistemi di accumulo, inverter fotovoltaici e colonnine di ricarica. Saranno queste tecnologie, che secondo l’ultima indagine di Anie Energia condotta per il biennio 2014-2015, traineranno la ripresa del settore elettrico che, nel prossimo anno, dovrebbe accrescere il proprio fatturato interno del 20%. Prima di arrivare alla fine del tunnel, però, la strada è ancora lunga.

Secondo le imprese intervistate, infatti, il 2014 sarà ancora un anno difficile, ma i segnali di ripresa appaiono incoraggianti. L’ottimismo è dovuto alle attese regolamentazioni del mercato elettrico in riferimento ai sistemi di accumulo e ai Seu (Sistemi Efficienti di Utenza) sui cui Autorità per l’Energia e Gse sono già al lavoro.

A far ben sperare sono le prospettive di sviluppo dell’integrazione di inverter fotovoltaici con sistemi di accumulo stazionari, in una logica di ottimizzazione dell’autoconsumo per utenze residenziali e commerciali. Si tratta di prospettive che, però, sono sottoposte all’emanazione dei regolamenti attuativi da parte del Gse relativi agli utilizzi degli accumuli in connessione di rete e alle circolari sul regime fiscale in ambito Seu. Per quanto riguarda i sistemi di accumulo, però, l’indagine fa un doveroso distinguo.

Mentre per quelli “stazionari” le previsioni, già a partire dal 2014, appaiono più rosee (il 26% delle imprese intervistate stima una crescita del fatturato interno superiore al 20%, che si somma ad un altro 35% per il quale l’incremento del fatturato raggiungerà il 20%), la situazione per i sistemi dedicati all’automotive presentano un orizzonte più complicato. Alla base della cautela in questo settore da parte delle imprese, ci sono le criticità che permangono nel mercato della mobilità elettrica che risente della scarsità degli investimenti da parte degli enti locali, costretti a una forte spending review dai vincoli di bilancio. “La difficile congiuntura nel mercato nazionale – commenta Matteo Marini, presidente di Anie Energia – rischia tuttavia di minare questo importante patrimonio tecnologico e industriale, riflettendosi negativamente sulla sostenibilità e sulla sopravvivenza stessa delle imprese. La crisi e la conseguente debolezza della domanda interna stanno avendo ripercussioni rilevanti anche sulle imprese di eccellenza tecnologica del Made in Italy attive nei settori più innovativi e avanzati.

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