2050? “Fer, nucleare sicuro, ricerca e informazione”

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e7280x165 20150521Possibili scenari e… auspici nel “mix” delineato da Matteo Martini (Università Marconi e Infn). Il nuovo numero di e7

Lo scenario 2050? Un sistema fondato su fonti rinnovabili e Ads (Accelerator driven system), con le vecchie centrali nucleari di seconda generazione (l’80% dei reattori oggi in uso) arrivate a fine vita e una sostenuta R&D per le centrali civili a fusione nucleare. Questo un possibile scenario e un auspicio per il futuro energetico delineato dal professor Matteo Martini dell’Università Marconi, ricercatore associato presso i Laboratori nazionali di Frascati dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, nel corso della conferenza “2050: l’energia del futuro”, organizzata da Ises Italia ed Eidos nei giorni scorsi a Roma.

Affinché ciò accada – sottolinea Marconi a e7, il settimanale di QE – ci sono dei problemi da risolvere: una migliore informazione e formazione dell’opinione pubblica che possa far comprendere la varietà e diversità di fenomeni fisici che si fanno ricadere oggi, erroneamente, sotto il generale cappello del “nucleare”; un maggiore e diverso sostegno alla ricerca di settore; un alto livello di sicurezza dei processi.

Ma i sistemi Ads risolvono alcuni dei problemi attuali? “Per gli Ads siamo a un ottimo stadio di sviluppo – spiega. ” Sono reattori subcritici alimentati da un acceleratore che non mantengono attiva da soli una reazione a catena. Reattori intrinsecamente sicuri per il fatto che, spento l’acceleratore che fornisce neutroni, il sistema si ferma di colpo e si blocca. Inoltre, in questo modo, si producono meno scorie, caratterizzate anche da tempi di decadimento più bassi, e con la possibilità di bruciare negli Ads le scorie già stoccate. Un sistema composto da parti ormai ben conosciute che, scientificamente, non richiede ulteriori sviluppi, mentre manca l’aspetto tecnologico, quindi la volontà di mettere in piedi questo tipo di reattori. Investendo possiamo migliorare e arrivare in circa 10 anni a un meccanismo pronto per produrre energia elettrica.

Quanto alla fusione nucleare, “la questione è aperta dal punto di vista scientifico. Il processo è noto, manca però la capacità per renderlo stabile, duraturo, controllabile e sfruttabile per la generazione elettrica. Al momento i sistemi sperimentali consumano l’equivalente e anche più dell’energia che producono, quindi serve altra ricerca. Importante in questo senso il progetto Iter per la realizzazione prevista entro il 2020 (dieci anni in ritardo), di un reattore di prova nel sud della Francia. Da ciò si passerà a Demo, che sarà strutturato sul processo compreso grazie a Iter. In termini temporali andremo oltre il 2050, a meno che non si facciamo investimenti importanti prima”.

Ricordato il nodo investimenti, ci sono però altri problemi da risolvere. “La questione del Nimby per il nucleare c’è. Il problema è che continuiamo a chiamare tutto “nucleare”, ma in realtà si prendono in considerazione fenomeni fisici differenti; ad esempio, la fusione è opposta alla fissione. Spesso c’è speculazione su questi temi e, inoltre, l’unica associazione di idee che si consente parlando di nucleare è: bomba atomica, scorie, Fukushima, Chernobyl.

Parliamo di cose diverse. Dobbiamo rendere più partecipi le persone delle nostre ricerche, delle nostre scoperte e delle nostre invenzioni. Solo così potremo fare un percorso di comprensione spiegando passo dopo passo cosa accade veramente”, conclude Marconi.

Leggi l’ultimo numero di e7 All’energia del futuro serve comunicazione

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