Nonostante la scarsità di risorse energetiche, l’Italia ha saputo nel tempo trovare soluzioni originali ed idee innovatrici che potessero supplire a tale mancanza, come dimostrano la scoperta del “carbone bianco” o l’uso del gas naturale come combustibile per l’industria
Da molti anni il problema del rifornimento energetico non riceve dal mondo politico l’attenzione e la cura dovuti a un settore di tale importanza in un grande paese industrializzato. Poco per volta ci si è limitati a reagire agli eventi invece di prevederli e prevenirne le conseguenze.
Da alcuni decenni il vitale spirito italico che aveva contribuito a costruire e unire il Paese, sembra dunque essere perduto. Le possibilità di riprendere ad affrontare con efficacia il cronico problema della scarsità di fonti energetiche, si fondano probabilmente proprio sulla riscoperta, da parte di imprese, istituzioni e cittadini, di quello spirito dei “pionieri che fecero l’Energia” in Italia.
Sommario: Adriano Piglia, già autore di “Nucleare?”, “Le nuove frontiere del gas”, “Energie rinnovabili: un sogno nel cassetto?”,“Carbone: vita, morte o miracoli?” e “Petrolio ieri e oggi. E domani?” è stato presidente ed amministratore delegato della Esso Italiana e Global Vice President Basestocks and Specialties della ExxonMobil. Attualmente è Direttore del Centro Studi e Tutor al Master in Gestione delle Risorse Energetiche della Safe.
Laura Cardinali, dopo il conseguimento del Master in Gestione delle Risorse Energetiche, dal 2008 ha intrapreso una collaborazione con Safe contribuendo alla realizzazione di articoli, studi e ricerche del Centro Studi.
ISBN 978-88-97342-01-4
Editoriale
Imparare dagli errori del passato: 150 anni di energia in Italia nel nuovo libro di Piglia (Safe) edito da Gruppo Italia Energia
QuotidianoEnergia Roma, 18 febbraio - “La disponibilità di energia elettrica in Italia è sempre stato un problema di non facile soluzione”.
Si apre così il viaggio attraverso la storia dell’energia nel Paese descritta nel volume “150 anni di energia in Italia” di Adriano Piglia, direttore del Centro Studi Safe, con la collaborazione di Laura Cardinali ed edito da Gieedizioni, un marchio di Gruppo Italia Energia. Il libro verrà presentato lunedì 21 febbraio nel corso della cerimonia di apertura della XII edizione del Master Safe a Roma.
Abbiamo chiesto ad Adriano Piglia di raccontarci come è nato questo progetto.
“L’idea è nata per rispondere ad un’esigenza emersa nell’ambito del Master Safe. Ci siamo resi conto che sarebbe stato interessante e di sicuro importante fornire ai giovani che intendono approfondire la conoscenza del settore energetico, una chiave di lettura temporalmente più ampia di questo settore. Per comprendere meglio gli attuali assetti del mondo dell’energia nel nostro Paese, abbiamo dunque cercato di mettere in relazione tra loro la storia economica e politica, con quella energetica per dare una visione contestuale dell’evoluzione di queste tre aree. Solo più tardi, quando abbiamo iniziato a ricostruire gli eventi e abbiamo notato che, fra il primo pozzo di petrolio di Drake in Pennsylvania e la nascita del Regno d’Italia, correvano soltanto due anni, ci siamo resi conto della coincidenza con l’anniversario che abbiamo quindi deciso di festeggiare a modo nostro presentando questa pubblicazione”.
D. Come ha fatto un Paese come il nostro sostanzialmente privo di risorse energetiche ad affrontare la “sfida del secolo”?
R. “Questa è proprio la domanda chiave che ha guidato la nostra ricerca. Il nostro è in effetti un Paese non ricco di risorse energetiche, che però è riuscito a sopravvivere affrontando questa carenza e attraversando momenti politici ed economici terribili, una dittatura, due guerre disastrose, periodi di grave crisi, ogni volta ripartendo e recuperando terreno nei confronti di altre nazioni che queste risorse possedevano, finendo poi fra i primi otto Paesi industrializzati. Come abbiamo fatto? Abbiamo messo a frutto le risorse di uomini che hanno dimostrato di avere fiuto per gli affari e coraggio del rischio. La ricerca ci ricorda, infatti, numerose storie di successo basate su intuizioni colte e sostenute, di innovazioni ricercate e sfruttate, di ingegno messo al servizio del progresso e di scelte politiche forse non popolari ma vincenti sul lungo periodo. Non è stata forse sempre una storia di successi ma di certo ci ha permesso di valorizzare le poche risorse a disposizione come il cosiddetto “carbone bianco”: l’energia idroelettrica. All’inizio ci credevano in pochi, ma essa consentì al nostro Paese di elettrificare le ferrovie, di creare l’industria siderurgica e di far partire finalmente uno sviluppo industriale di una certa rilevanza. La cosa interessante anche per noi oggi, è che le società che contribuirono a tutto questo lo fecero investendo loro capitali propri, senza incentivi statali, dimostrando che non ci vuole sempre una carota per fare avanzare il mulo!”.
D. Come si è arrivati allo “strano” mix energetico italiano?
R. “Il percorso è stato lungo e frutto di circostanze diverse e decisioni politiche non sempre congruenti. Di fatto nei 20 anni che vanno dalla crisi iraniana alla fine del secolo, il mix energetico italiano si è sviluppato con tutte le anomalie che possiamo notare oggi. In sostanza dopo aver eliminato il contributo dell’energia nucleare e messo sempre più da parte l’uso del carbone, si è assistito in 20 anni ad una semplice sostituzione del petrolio con il gas. La somma percentuale delle due fonti, infatti, è sorprendentemente costante: 82,8% nel 1980, 81,1% nel 1990, 81,5 nel 2000. In sostanza il Paese, non producendo internamente significative quantità di petrolio e gas, ha lasciato invariata la sua dipendenza dagli idrocarburi ed ha affidato i suoi costi energetici alle bizzarrie del mercato internazionale dei combustibili fossili. Ci siamo dunque assestati in una posizione perlomeno “scomoda” per non dire pericolosa, esposta a decisioni estranee al nostro controllo, gravosa economicamente e difficile da recuperare se non a costo di grandi sacrifici”.
D. Il libro chiude una collana che ha effettuato una panoramica a 360° sul mondo dell’energia. Quanto è importante conoscere il passato e il presente del settore? Esiste un’adeguata informazione (e formazione) o ci sono delle lacune da colmare?
R. “Come in ogni ambito conoscere la storia aiuta a capire il presente e, se possibile, ad affrontare il futuro, o almeno dovrebbe evitare che si ripetano gli stessi errori del passato. Anche se purtroppo questo non si è sempre verificato, non dobbiamo perdere le speranze che secondo noi risiedono anche nella capacità di informare e formare le persone in modo onesto, con competenza, obiettività e lungimiranza. È indispensabile che per scelte così importanti e con così forti impatti sulla vita di tutti noi come quelle che riguardano l’energia, si dedichi un’attenzione particolare all’informazione e alla formazione di tutti i soggetti, dai cittadini, ai politici e in particolare ai giovani. Non si può pretendere che si facciano scelte consapevoli senza fornire prima gli strumenti necessari per comprendere i problemi. La formazione è elemento essenziale per raggiungere una maggiore consapevolezza della realtà e quindi per adottare decisioni efficaci e assennate. È un po’ la stessa filosofia che guida ormai da più di dieci anni il lavoro di Safe e del nostro Master in “Gestione delle risorse energetiche”.
D. L’interrogativo finale è il seguente: “E ora?”
R. “Ora ci aspetta un duro lavoro. Lo studio della storia energetica ci ha mostrato che non sono mancate nel tempo grandi iniziative frutto di visioni illuminate, almeno fino alla fine degli anni Sessanta. Lo sviluppo dell’energia idroelettrica, l’uso del gas naturale a scopi industriali, il primo periodo del nucleare sono esempi di un Paese che, privo di risorse interne, ha cercato di risolvere i suoi problemi di approvvigionamento energetico in modo alternativo. Dagli anni ‘70 però il Paese è cambiato, ed è diventato incapace di risolvere i suoi problemi, mentalmente pigro e sempre più conservatore, spesso trainato da iniziative a volte male assortite dell’Ue. È un Paese con un mix energetico che abbiamo definito ‘strano’, pasticcione e rissoso, poco propenso a premiare il merito e a sperimentare nuove strade. Per di più è privo di una politica energetica, non è capace di svilupparne una che sia condivisa, perde competitività anche per gli alti costi energetici che deve sopportare e non ha ancora scelto se affidarsi al mercato o regolarlo. Il risultato è una lenta e progressiva deindustrializzazione che rischia di produrre esattamente il contrario di ciò di cui abbiamo bisogno: innovazione, entusiasmo e occupazione vera, non sussidiata o assistita. Tuttavia, a nostro parere, le possibilità di riprendere ad affrontare con efficacia il cronico problema della scarsità di fonti energetiche ci sono, e si fondano probabilmente proprio sulla capacità di imprese, istituzioni e cittadini di riscoprire e ravvivare quello spirito dei ‘pionieri che fecero l’Energia’ in Italia”.
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